giovedì 12 gennaio 2012

La finanza spaventa più dell’anno dei Maya

Shock dei mercati, debito pubblico, disparità nella distribuzione del reddito fanno molta più paura delle catastrofi naturali.
Il rischio è straripato dai mercati finanziari all’economia e alla società. Il mondo è più vulnerabile a shock economici e disordini sociali, che possono minare il progresso generato dai processi di globalizzazione. Per la prima volta, da generazioni, molte persone non pensano più che i loro figli avranno standard di vita migliori dei loro genitori
La finanza fa più paura delle catastrofi naturaliNon sono più le grandi catastrofi naturali a preoccupare, secondo l’indagine condotta tra 469 esperti (manager, politici, professori universitari ed esponenti della società civile), bensì le questioni socioeconomiche, che derivano dai cronici squilibri fiscali e dalle disparità nella distribuzione dei redditi. Un tempo, la fonte principale dei disordini sociali erano cibo ed acqua, oggi il mondo è molto più vulnerabile agli shock finanziari che i governi non sono stati capaci di arginare (la crisi europea ne è l’esempio più recente). I movimenti di “indignati”, che hanno manifestato nei mesi scorsi in molte città nel mondo e davanti a Wall Street e Piazza Affari, portestano proprio contro le inefficienze del sistema finanziario, lo strapotere delle banche e la speculazione.
Il rischio in casaCambia la geografia dei rischi dalle aree emergenti ai paesi industrializzati, quelli che storicamente sono stati la culla dei cambiamenti economici, sociali e tecnologici. Quelli in cui c’è sempre stata molta fiducia nel progresso ed ora ci sono chiari segnali di distopia. Da un lato, i giovani hanno poche prospettive di trovare lavoro, dall’altro chi va in pensione paga il prezzo di sistemi previdenziali pubblici che non sono più sostenibili. Il risultato è un senso di insicurezza e precarietà.
Il lato oscuro della tecnologiaAnche la tecnologia presenta oggi i suoi lati oscuri. Ha pervaso ogni aspetto della nostra vita privata e professionale, siamo interconnessi e una grande quantità di nostri dati viaggiano online. Senza dubbio, sono molti i vantaggi (si pensi al ruolo di Internet nella Primavera araba), ma anche i rischi, dagli attacchi degli hacker, alla violazione della privacy, agli abusi nell’uso dei social network. Inoltre, il terremoto in Giappone l’anno scorso ha mostrato i limiti della tecnologia di fronte alla forza della natura, con la catastrofe della centrale nucleare di Fukushima.
Analfabetismo finanziarioIl rapporto individua 50 rischi globali, raggruppati nelle categorie “economia”, “ambiente, “geopolitica” e “società”, oltre ai cosiddetti “X factor”, fattori emergenti che meritano ulteriori approfondimenti. Tra questi figura l’analfabetismo finanziario a diversi livelli: l’incapacità dei governi di regolare e monitorare in modo efficace il sistema finanziario; degli stati e delle aziende di gestire i propri bilanci; e dei singoli individui di garantirsi un adeguato livello di benessere una volta terminata l’attività lavorativa.
In cima all’agenda ci sono le sempre maggiori disparità nella distribuzione dei redditi e gli squilibri fiscali. Ma anche i rischi del cyberspazio. In passato c’erano le catastrofi naturali, contro le quali spesso l’uomo è impotente, oggi ci sono problemi socio-economici, che possono e devono essere risolti, c’è bisogno di idee nuove c’è bisogno di giovani preparati ed ambiziosi, dove per ambizione non s’intende la voglia e la necessità di affermarsi a tutti i costi, e con qualsiasi mezzo, ma la capacità di fare con umiltà e qualità che inevitabilmente porta al successo e l’affermazione, c’è bisogno di persone che sappiano ascoltare, e che quest’ascolto si traduca nella capacità di risolvere situazioni oramai troppo radicate dove l’azione porta inevitabilmente a dei sacrifici, ed inevitabilmente a classi sociali  o categorie che manifestano il loro disappunto. Ma se questo serve per migliorare le cose ….ben venga
A presto
Mauri

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