mercoledì 25 gennaio 2012

Mercoledì 25 Gennaio 2012
Qualche mese fa, discutendo di finanza su facebook con alcuni amici/e, su quella che era la situazione economica dell’Europa e dell’Italia, dell’impatto della manovra finanziaria sul mercato, e soprattutto dell’altalena del fantomatico “spread”, dissi che solo l’uso di armi pesanti da parte della BCE poteva risolvere(o almeno dare una buona spallata) il problema. Armi che facevano parte del bagaglio della Banca Centrale, solo che il veto della Germania e Francia, non ne permettevano l’uso.
Oggi penso che con un po’ di buon senso e soprattutto con un po’ più di responsabilità, tutta la speculazione cui abbiamo assistito(perché di pura speculazione si è trattato a vantaggio di chi non spetta a me dirlo), e quella ancora in atto(anche se più contenuta), probabilmente avrebbe avuto effetti meno devastanti.
Leggete questo commento e vi renderete conto(parlavo di bazooka già 3 mesi fa).
La Banca Centrale Europea ha infine realizzato che non aveva altra scelta e a dicembre ha fatto fuoco con il suo bazooka. L’impatto è stato enorme. I rendimenti dei titoli di stato italiani a due anni si sono ridotti di oltre la metà rispetto al picco di 7.5% visto alla fine di novembre. Molti fondi hedge che scommettevano sulla svendita dei titioli di stato italiani hanno anch’essi cambiato la loro visione e guadagnato, o hanno liquidato le loro posizioni visto che il mercato era andato contro di loro.
Gli investitori di soldi reali sono tornati sul mercato dei titoli sovrani dell’eurozona dopo una lunga assenza. Proprio come i rendimenti delle obbligazioni bancarie italiane salivano in alto insieme di pari passo con i titoli di stato italiani, allo stesso modo sono anche precipitati, e quest’anno è stato possibile per le banche immettere obbligazioni sul mercato, anche se va notato che finora si è trattato solo di covered bond o obbligazioni senior.
  
Coloro che dubitano della sostenibilità delle politiche della BCE hanno del tutto ragione quando sostengono che gettare liquidità sulla crisi del debito non fa nulla per risolvere i problemi strutturali al centro dell’Eurozona. Anche se imbellettati, un titolo di stato zombie o un’obbligazione bancaria zombie, rimane comunque uno zombie. I problemi, potenzialmente al capolinea, della grande disparità nella competitività tra i vari stati (ovvero gli attuali squilibri di bilancio) sono ancora tutti da risolvere. Una possibile risposta sarebbe l’unione fiscale completa, in cui i Paesi dell’Europa del Nord dovrebbero farsi carico dei debito dei Paesi del Sud Europa, con questi ultimi che dovrebbero lasciar prendere le decisioni ai Paesi del Nord Europa, circostanza alquanto improbabile. Un’ipotesi alternativa, vedrebbe Germania e Paesi Bassi dover gestire un’inflazione a tassi più alti rispetto al resto d’Europa, e anche questo è improbabile. Come Milton Friedman ha dichiarato in breve nel 1999  “i vari Paesi dell’area Euro non costituiscono un mercato valutario naturale. Non sono un’area valutaria. C’è molto poca mobilità di persone tra I Paesi. Ci sono estesi controlli, regolamenti e regole, e quindi c’è bisogno di un meccanismo di ‘correzione’ di un qualche tipo per correggere crisi asincrone – e il tasso di cambio oscillante tra i vari Paesi gliene dava uno. Ora non hanno meccanismi correttivi”*. 
Ma proprio perché la risposta politica della BCE non si è indirizzata ai problemi sottostanti, non significa che le conseguenze saranno di poco rilievo, anzi, è quasi il contrario. Sappiamo dal 2009 quanto possa essere potente l’impatto sui mercati quando le banche centrali dispiegano in pieno i loro bilanci. Alla luce di questo, il rally degli asset a reddito fisso più rischiosi che abbiamo visto di recente probabilmente deve ancora venire, e nelle ultime settimane ho acquistato per la prima volta anche titoli di stato italiani.
Il rovescio della medaglia è che i livelli di rendimento attuali dei titoli di stato “core” è una preoccupazione, e la duration sembra meno interessante. A maggio dello scorso anno, i rendimenti dei titoli di stato erano dell’1% più alti rispetto ad oggi, e le curve del rendimento molto più inclinate. In quel momento non pagava avere una duration corta. La situazione è un po’ cambiata da allora, presumibilmente per la crisi dell’Eurozona e forse anche per la Cina. Se l’Europa non è più in una spirale verso il basso - infatti gli importanti dati PMI dell’Eurozona rilasciati ieri suggeriscono che ci sia stato un rimbalzo nell’attività economica nel mese di gennaio - allora i titoli di stato sembrano davvero vulnerabili. 
In conclusione, la situazione è temporaneamente migliorata per effetto della liquidità destinata all’acquisto di titoli di stato italiani e spagnoli, soprattutto in asta, che ne ha ridotto il rendimento e dato fiato alle banche per via degli asset abbondantemente falcidiati dalla crisi in atto. Non a caso i maggiori rimbalzi, come sovente avviene, sono stati registrati dal settore finanziario, la situazione della Grecia è sempre irrisolta ed i pericoli sono ancora dietro l’angolo.
A presto Mauri

sabato 21 gennaio 2012


Il governo Monti è nato per salvare l’Italia e con essa la moneta unica europea. L’Italia, “ventre molle” dell’Unione monetaria per la scarsa competitività della propria economia e per l’eccessivo peso del debito pubblico è infatti l’obiettivo numero uno della finanza anglosassone ormai da mesi.
Se crolla l’Italia crolla l’Euro e con esso le velleità franco-tedesche in merito all’introduzione della Tobin Tax, vista come una vera bestia nera sia da Wall Street che dalla City. Quella che si sta giocando a livello dell’economia mondiale è una guerra giocata a colpi di spread sulla pelle dei cittadini europei, e il governo Monti se da un lato ha bisogno dello spread e del pericolo default per far digerire alla inetta classe politica buona parte delle riforme che l’Italia avrebbe dovuto fare da 15 anni (liberalizzazioni, pensioni e mercato del lavoro) per avvicinare la produttività a quella tedesca, dall’altro lato rischia di non reggere la sfida proprio a causa della mancata discesa dello spread (Berlusconi ha già promesso a Bossi il voto a giugno?). Il governo Monti deve ottenere per forza un allentamento, meglio se parziale, della pressione dei mercati in tempi brevi. Questo lo può ottenere solo dalla Bce e solo con il consenso della Germania. Monti lo ha sicuramente spiegato alla Merkel nell’incontro di mercoledì scorso come lo ha spiegato all’establishment tedesco con una intervista a Die Welt.
La soluzione al problema dell’Euro, almeno nel breve periodo, c’è e si chiama prestatore di ultima istanza. Tutte le altre soluzioni sono inutili e dispendiose. Nessun fondo a capacità limitata (per quanto ampia) può salvare l’Euro. Solo un intervento a capacità infinita come quello della Bce può funzionare. I tedeschi si oppongono perché temono che ciò finisca per generare inflazione e perché temono che i Paesi in difficoltà finiscano per utilizzare l’aiuto della Bce in modo improprio evitando di ridurre i propri debiti pubblici. 

Di qui la necessità di trovare un accordo che limiti l’intervento della Bce solo ai Paesi che perseguono politiche economiche e di bilancio virtuose. L’intervento della Bce non sarebbe inflazionistico in quanto non dovrebbe stampare quantità ingenti di moneta basterebbe “dichiarare l’intervento”, i mercati seguirebbero inevitabilmente.
Il problema è che i tedeschi nicchiano allungando e approfondendo la crisi sempre di più con il rischio che alla fine sfugga di mano definitivamente.
Di qui nasce l’esigenza di un piano B: cosa fa l’Italia se la situazione continua a peggiorare e i tedeschi non consentono l’utilizzo della Bce come prestatore di ultima istanza? Prosegue con nuove manovre finanziarie di austerità recessive distruggendo anche così ciò che rimane di buono dell’economia italiana?
Il governo dovrebbe avere un piano B. Un piano B che dovrebbe passare attraverso l’uscita dall’Euro, il default e la nazionalizzazione delle banche.
E’ possibile? Altri Stati sovrani lo hanno fatto in passato e l’Italia ha già un avanzo primario. Non dovrebbe fare gravi tagli di bilancio una volta che non dovesse più pagare capitale e interessi del debito pubblico. Quali sarebbero le conseguenze? Sicuramente la fine dell’Euro e forse dopo poco della Comunità Europea. Avrebbe effetti altamente distruttivi sull‘economia mondiale. Potrebbe iniziare da qui un percorso verso il ritorno alle sovranità nazionali e alla fine del processo di globalizzazione economica? Sicuramente l’Italia avrebbe molte ricadute negative ma il danno per la Germania potrebbe essere comparativamente superiore. Si ritroverebbe con la propria economia fortemente orientata alle esportazioni condizionata da un Marco sopravvalutato ed in un ambiente politico internazionale protezionista. L’Italia un gigantesco kamikaze economico? Monti dovrebbe pensarci ed utilizzare tutto il potenziale di ricatto che questo comporta proprio per salvare l‘Euro e l‘Europa. Prima che questo potere cada nelle mani di qualche sciagurato.
Un abbraccio a presto Mauri

giovedì 19 gennaio 2012

Continua la strategia di demolizione dell’euro e dell’Ue

Dopo il declassamento dell’Italia, della Francia e di altri 7 paesi dell’Unione europea, l’agenzia di rating americana Standard & Poor’s ha tolto la tripla A anche all’Esfs, il fondo salva stati.
Finalmente si sono levate voci di denuncia anche da parte di chi non è sospettabile di essere un fautore facinoroso della teoria del complotto.  Il commissario per gli Affari Economici Europei, Olli Rehn, ha qualificato la S&P come un ” soggetto con i suoi interessi economici” che opera in linea con il capitalismo finanziario Usa e di Wall Street. Mario Monti si è sentito obbligato a parlare di un “attacco all’euro” e Mario Draghi per la prima volta ha detto di non dare troppo peso alle valutazioni delle “tre sorelle”.
Come è ormai noto le tre agenzie di rating, in particolare la dominante S&P, sia prima della crisi del 2008 che dopo, sono state responsabili di aver agevolato l’inondazione dei mercati di titoli tossici e di derivati altamente speculativi. Davano a tutti, dietro pagamento, la pagella con la tripla A. 
Il commissario Rehn ha anche detto che “qualcuno ha fatto soldi dalla destabilizzazione” prodotta dall’abbassamento del rating. Sembra infatti che sia partita una speculazione al ribasso contro l’euro.
Ma la vera questione è: perchè un attacco all’euro così concentrato e forte? 
Non basta il solito richiamo alla legge del mercato dove il “business è sempre business” e dove si fanno soldi su  qualsiasi cosa si muova senza rispetto per nessuno. Quindi neanche per l’euro e per i debiti sovrani europei che continueranno ad essere sottoposti ad attacchi fintanto che non raggiungeranno una “posizione di equilibrio” accettata dai mercati.  
Non basta nemmeno parlare di concorrenza tra cugini, in cui gli Stati Uniti ed il dollaro si sarebbero sentiti minacciati dall’emergere dell’Unione europea e di una moneta forte come l’euro che potrebbero sfidarli e rimpiazzarli sui mercati commerciali e finanziari internazionali. 
In verità l’euro, proprio per le intrinseche debolezze sia strutturali che politiche, non ha mai posto un tale problema. Purtroppo l’Ue è ancora un cantiere in costruzione che ha bisogno di tempi lunghi e di stabilità interna ed internazionale per superare tutti gli ostacoli economici, politici e culturali che si frappongono ad una vera governance unitaria
Le lentezze e le debolezze del processo europeo possono giustificare soltanto gli attacchi degli “sciacalli della finanza” che speculano ai margini del sistema, non l’attuale strategia di annientamento dell’euro. 
Secondo me nessuna semplicistica spiegazione è accettabile. Occorre guardare ai grandi processi di globalizzazione, al ruolo dei nuovi potenti attori economici e politici, agli effetti della caduta del muro di Berlino e alla conseguente crisi del sistema unipolare del dollaro per meglio capire i processi in corso.  
E’ emersa una nuova ed inarrestabile domanda di riforme monetarie, economiche e commerciali capaci di dare risposte adeguate ad un mondo politico multi polare. Oltre all’Unione Europea, stanno scrivendo le pagine della storia i Paesi del Brics e altre coalizioni regionali di Paesi emergenti. 
Non solo per un giusto affrancamento politico e per una nuova indipendenza economica, ma questi nuovi soggetti ritengono che sia arrivato il momento di pensare ad un rinnovato sistema monetario ed economico internazionale dove tutti abbiano un peso e una reale capacità di decisione.
E’ di pochi giorni fa la notizia che i governi cinese e giapponese hanno firmato un accordo che prevede che i loro commerci avverranno in yuan e in yen e non più in dollari.
Molti ormai chiedono un paniere di monete che, oltre al dollaro, all’euro e allo yen comprenda anche le valute della Cina, dell’India, della Russia, del Brasile e di altri Paesi, oltre all’oro.
E’ un processo non lineare e nemmeno privo di rischi geopolitici. Il sistema del dollaro, che ha dominato l’intera finanza mondiale, sa di dover perdere privilegi e rendite. Sa che le grandi bolle finanziarie, come quelle dei derivati Otc, non potranno avere spazio in un simile sistema.
Nella costruzione del nuovo paniere di monete l’euro ha un oggettivo peso sia economico che politico. L’Unione europea è la prima economia industriale del pianeta e come polo tecnologico è centrale. La sua stabilità può svolgere il ruolo di catalizzatore per le altre economie emergenti. Se venissero meno l’Europa e l’euro, il lavoro per il nuovo sistema monetario verrebbe bloccato. La Cina e gli altri paesi del Brics sono in forte crescita ma, secondo noi, non hanno ancora da soli la capacità di determinare simili cambiamenti sistemici.
Inoltre l’Ue e l’euro potrebbero essere attori centrali nella costruzione del contenente euroasiatico che sarà attraversato e unito da moderne “vie della seta”. Si tratta di nuovi scenari di sviluppo non solo dell’economia ma soprattutto per la pace mondiale. I sostenitori di una geopolitica di vecchio stampo britannico li hanno sempre osteggiati perché vedono l’Eurasia in contrapposizione all’America e ritengono che l’eventuale sgretolamento dell’euro servirebbe a fermare tali processi.
Ritengo che l’Europa debba rendersi consapevole di queste evoluzioni e affrontare i suoi problemi anche nell’ottica delle grandi sfide globali. Così facendo può trovare nei paesi del Brics alleati strategici e non cercare in loro soltanto dei possibili compratori di titoli di debito pubblico.
Bisogna convincersi che il “tavolo da gioco” è oggettivamente più grande di quello angloamericano! E quindi, credo che sia ormai giunto il momento di cominciare a limitare lo strapotere economico/finanziario che fino ad oggi è sempre e solo stato nelle mani di pochi, che in modo o nell’altro, con errori macroscopici o con strategie da thriller, hanno generato e governato il business mondiale pre/dopo globalizzazione.
Un abbraccio a presto Mauri

Euro più che un errore, una vera follia"
Certo che lo sanno. E' un classico della teoria dei giochi, tipo il dilemma del prigioniero.
Tutti sanno che la cooperazione sarebbe la soluzione più vantaggiosa per tutti, ma tutti temono che gli altri non rispettino gli impegni per trarre un maggiore vantaggio per se a danno degli altri.
Tutti sanno che la soluzione BCE risolverebbe il problema nell'immediato, come tutti sapevano che coinvolgere i privati nella ristrutturazione del debito greco avrebbe comportato costi maggiori rispetto a un suo salvataggio.
Pero', c'è un pero'.
Nel medio termine i processi di aggiustamento, ristrutturazione delle economie dei paesi periferici, nonché di riduzione del deficit e del debito, sono ineludibili.
E qui sta il problema.
I paesi della tripla A temono, probabilmente a ragione, che i paesi periferici facciano la politica del “passata la festa gabbato lu santu”.
E, quindi, di ritrovarsi di qui a qualche anno con un problema ancora maggiore.
In questo momento non esiste nessuno strumento per costringere uno stato sovrano a procedere ai necessari aggiustamenti delle proprie economie.
Quindi chi garantisce i tedeschi che una volta salvata l'Italia, con l'intervento della BCE, questa non ricominci ad accumulare deficit e debito?
Ecco allora il tentativo di riscrivere i Trattati per introdurre meccanismi coercitivi, nonché il coinvolgimento dei privati nella ristrutturazione del debito greco, entrambe cose fortemente volute dai tedeschi.
Al fine di chiarire a tutti che la Germania non e' disposta a pagare per le politiche fiscali scellerate degli altri.
In pratica non si interviene perché nessuno si fida degli altri.
Il che dimostra che l'euro e' stato più che un errore, una follia.
A presto Mauri

lunedì 16 gennaio 2012

COMMENTO SUL DOWNGRADING DI S&P   
S&P ha abbassato il rating di alcuni paesi dell'Euro zona di uno o due gradini. Per esempio, Italia Portogallo e Spagna sono stati downgradati di due gradini, la Francia e l'Austria di uno. S&P ha lasciato invariato il rating per la Germania, l'Olanda e la Finlandia.MERCATI
Specialmente il downgrade di Francia e Austria comporterà probabilmente anche un minore rating dell'EFSF (European Financial Stability Facility). Se la crisi dell'Euro si dovesse ulteriormente deteriorare questo renderà la risoluzione molto più difficile, in quanto avremo minore potere e i costi del rifinanziamento aumenteranno. Ad ogni modo, un downgrading dell'EFSF comporterà molto probabilmente delle contromisure da parte delle autorità UE. Inoltre, alla fine di giugno l'ESFS verrà sostituito dall'European Stability Mechanism, che al contrario dell'EFSF è sostenuto da capitale di rischio (equity) anziché da sole garanzie.
I mercati obbligazionari avevano già messo in conto questi downgrades, in quanto S&P già in dicembre aveva annunciato la revisione del rating dei Paesi dell'Eurozona. E infatti in larga parte sono stati già prezzati.
Le decisioni dell'Euro Summit di Dicembre- specialmente la richiesta di  mantenere strutturalmente il pareggio di bilancio nella legislazione nazionale e sanzioni quasi automatiche in caso di violazione del Patto di Stabilità e Crescita - sono le basi per la creazione di una nuova unione stabile. Se i nuovi assetti istituzionali decisi nel summit di Dicembre verranno implementati in modo tempestivo, avremo le condizioni necessarie affinchè la crisi del debito europeo possa risolversi, In questo caso, i rendimenti dei bonds governativi nella periferia Europea potrebbero inziare un trend al ribasso

La chiusura della seconda settimana dell'anno è stata in linea con l'andamento della prima: merati in leggero rialzo, con performance intorno al punto percentuale per America ed Europa e forte salita degli Emergenti (+2.8%).terreno i difensivi, negativi da inizio anno.
Come spesso accade, i rimbalzi di inizio anno vengono trainati dai settori più colpiti l'anno precedente: su questa riga, continua la corsa dei settori ciclici, con Materials e Financials a fare da traino, mentre perdono
Continua nel frattempo l'indebolimento dell'Euro: USD a 1.27 e Yen a 97.6.
Forte rimbalzo del BTP (+3.8% nella settimana) grazie ai dati positivi sulle aste.
Il BUND, tuttavia, sembra non volersi arrestare: rotti i 140, ha fatto segnare i nuovi massimi storici a 140.23.
Vediamo questa settimana che succede, se il buon giorno si vede dal mattino......speriamo bene o meglio speriamo nel buon senso e nella ricerca di stabilità, visto che da un po' il gioco lo conducono solo gli speculatori provocando i danni che sono sotto gli occhi di tutti.
Un abbraccio a presto Mauri

giovedì 12 gennaio 2012

Euro Sempre Più Vicino al Baratro. Ritorno alla Lira?
Paesi in fuga e banche pronte a fronteggiare eventuali emergenze e preparano cambio in escudo, lira e dracma, Paesi dell'Est mom lo vogliono
IL GRANDE ESODO dall'euro è già iniziato. L’euro, nato con l’intento di tener testa al dollaro anch’esso in declino ma supportato da un sistema di tutele e cuscinetti più efficace, è diventato ormai una trappola. I problemi sono nati tutti dalle difficoltà dell'Eurozona e della sua politica, immobilizzata dal menefreghismo interessato di Berlino ogni volta che c’è da prendere decisioni importanti. 
IL RISULTATO È che lo spread dei titoli di Stato dei paesi in crisi continua a crescere in maniera spropositata e gli stessi paesi,  Italia in testa, sono costretti a sottomettersi a sacrifici difficili da sostenere e, probabilmente, inutili.  E oggi, anche gli stati che, da sempre hanno sognato di entrare nel mondo della moneta unica, si sono resi conto che la politica europea è una trappola. 
IN PRIMIS LA POLONIA, dove secondo recenti sondaggi, quasi i tre quarti della popolazione è fortemente contraria all’ abbandono dello zloty, la moneta di Stato. 
LA REPUBBLICA CECA, dove la maggior parte dei cittadini non vuole abbandonare la corona. La Bulgaria, che avrebbe tutte le carte in regola per entrare nell'euro già dal prossimo anno, ma il cui governo ha dichiarato di non voler entrare a far parte della zona euro. 
PERFINO GLI STATI DELL'EST, che dopo più di 20 anni dalla caduta dell'Urss iniziano ad avere economie floride e dinamiche, oggi snobbano i cosiddetti 'grandi', da cui preferiscono prendere le distanze. Bisogna tener conto che lo scetticismo dei paesi dell'est che l'euro lo hanno già adottato, senza trarne alcun beneficio, come  Estonia, Slovacchia e Slovenia guardano con rammarico, alla forte crescita della Polonia, che senza euro stanno più che bene.
MA LE INCERTEZZE sulla tenuta dell’euro non sono soltanto dei paesi che si defilano ancor prima di entrarvi, ma anche, e soprattutto,le preoccupazioni attanagliano il mondo delle banche che si stanno preparando al collasso del sistema e al ritorno alle vecchie divise. 
LO SEGNALA IL WALL STREET Journal, che parla di almeno due istituti che stanno riattivando il sistema di cambio basato sulla dracma, l'escudo e la nostra vecchia lira, le tre vecchie monete dei tre Paesi più a rischio, rispettivamente Grecia, Portogallo e Italia. 
LE BANCHE hanno contattato Swift, il consorzio con sede in Belgio che gestisce transazioni finanziarie internazionali, per sapere se i codici delle vecchie divise siano ancora attivi o almeno utilizzabili in caso di emergenza. 
SE LA RISPOSTA DOVESSE essere positiva, potrebbero iniziare fin da subito a lavorare ad un sistema di cambio alternativo a quello dell'euro in grado di entrare a regime con intraprendenza nel caso in cui i Paesi in questione ne dovessero uscire. 
E non va dimenticato che la stessa Germania sta facendo stampare marchi in Svizzera
A presto
Mauri

La finanza spaventa più dell’anno dei Maya

Shock dei mercati, debito pubblico, disparità nella distribuzione del reddito fanno molta più paura delle catastrofi naturali.
Il rischio è straripato dai mercati finanziari all’economia e alla società. Il mondo è più vulnerabile a shock economici e disordini sociali, che possono minare il progresso generato dai processi di globalizzazione. Per la prima volta, da generazioni, molte persone non pensano più che i loro figli avranno standard di vita migliori dei loro genitori
La finanza fa più paura delle catastrofi naturaliNon sono più le grandi catastrofi naturali a preoccupare, secondo l’indagine condotta tra 469 esperti (manager, politici, professori universitari ed esponenti della società civile), bensì le questioni socioeconomiche, che derivano dai cronici squilibri fiscali e dalle disparità nella distribuzione dei redditi. Un tempo, la fonte principale dei disordini sociali erano cibo ed acqua, oggi il mondo è molto più vulnerabile agli shock finanziari che i governi non sono stati capaci di arginare (la crisi europea ne è l’esempio più recente). I movimenti di “indignati”, che hanno manifestato nei mesi scorsi in molte città nel mondo e davanti a Wall Street e Piazza Affari, portestano proprio contro le inefficienze del sistema finanziario, lo strapotere delle banche e la speculazione.
Il rischio in casaCambia la geografia dei rischi dalle aree emergenti ai paesi industrializzati, quelli che storicamente sono stati la culla dei cambiamenti economici, sociali e tecnologici. Quelli in cui c’è sempre stata molta fiducia nel progresso ed ora ci sono chiari segnali di distopia. Da un lato, i giovani hanno poche prospettive di trovare lavoro, dall’altro chi va in pensione paga il prezzo di sistemi previdenziali pubblici che non sono più sostenibili. Il risultato è un senso di insicurezza e precarietà.
Il lato oscuro della tecnologiaAnche la tecnologia presenta oggi i suoi lati oscuri. Ha pervaso ogni aspetto della nostra vita privata e professionale, siamo interconnessi e una grande quantità di nostri dati viaggiano online. Senza dubbio, sono molti i vantaggi (si pensi al ruolo di Internet nella Primavera araba), ma anche i rischi, dagli attacchi degli hacker, alla violazione della privacy, agli abusi nell’uso dei social network. Inoltre, il terremoto in Giappone l’anno scorso ha mostrato i limiti della tecnologia di fronte alla forza della natura, con la catastrofe della centrale nucleare di Fukushima.
Analfabetismo finanziarioIl rapporto individua 50 rischi globali, raggruppati nelle categorie “economia”, “ambiente, “geopolitica” e “società”, oltre ai cosiddetti “X factor”, fattori emergenti che meritano ulteriori approfondimenti. Tra questi figura l’analfabetismo finanziario a diversi livelli: l’incapacità dei governi di regolare e monitorare in modo efficace il sistema finanziario; degli stati e delle aziende di gestire i propri bilanci; e dei singoli individui di garantirsi un adeguato livello di benessere una volta terminata l’attività lavorativa.
In cima all’agenda ci sono le sempre maggiori disparità nella distribuzione dei redditi e gli squilibri fiscali. Ma anche i rischi del cyberspazio. In passato c’erano le catastrofi naturali, contro le quali spesso l’uomo è impotente, oggi ci sono problemi socio-economici, che possono e devono essere risolti, c’è bisogno di idee nuove c’è bisogno di giovani preparati ed ambiziosi, dove per ambizione non s’intende la voglia e la necessità di affermarsi a tutti i costi, e con qualsiasi mezzo, ma la capacità di fare con umiltà e qualità che inevitabilmente porta al successo e l’affermazione, c’è bisogno di persone che sappiano ascoltare, e che quest’ascolto si traduca nella capacità di risolvere situazioni oramai troppo radicate dove l’azione porta inevitabilmente a dei sacrifici, ed inevitabilmente a classi sociali  o categorie che manifestano il loro disappunto. Ma se questo serve per migliorare le cose ….ben venga
A presto
Mauri