giovedì 19 aprile 2012

PROSPETTIVE ECONOMICHE E DI MERCATO 2° TRIMESTRE 2012


L'Economic Outlook annuale di dicembre si apriva con tre domande fondamentali: l’economia degli Stati Uniti saprà riconfermare il
miglioramento della performance evidenziato ultimamente? La crisi
dell’Eurozona verrà risolta in modo efficace e tempestivo? E
l'economia cinese eviterà un atterraggio duro nel 2012?
Giunti a fine marzo, le risposte sin qui date ai tre quesiti sono solo
parziali.

Negli USA, la ripresa procede a ritmo piuttosto lento. Riportando le
parole di Dennis Lockhart, Presidente della Federal Reserve di
Atlanta, a seconda dei dati che osserviamo, l'economia statunitense
può essere descritta come un bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno.
Sono stati compiuti incoraggianti passi avanti in termini di
investimenti aziendali, utili societari, vendite al dettaglio e mercato
del lavoro. D'altro canto, il settore immobiliare e le prospettive di
deficit federale non hanno registrato grandi progressi e permangono dei dubbi per il futuro.

Nell'Eurozona, due consistenti iniezioni di fondi nel sistema bancario da parte della BCE e due operazioni di rifinanziamento LTRO nei mesi di dicembre e febbraio, complessivamente pari a quasi 1.000 miliardi di euro, hanno fatto allentare la stretta finanziaria sul sistema bancario, mentre il completamento dell'operazione di swap dei titoli di debito greci avvenuta in marzo – sebbene con l'uso di clausole di azione collettiva - ha fatto decisamente migliorare il sentiment in tutto il continente. Le due misure costituiscono tuttavia meri palliativi di breve durata e non sono soluzioni permanenti.

In Cina, l'economia ha evitato “l'atterraggio duro” ma sta ancora
rallentando in modo evidente. Le dichiarazioni dei leader politici
come il Premier Wen Jiabao, che prevede una crescita del PIL reale nel 2012 limitata al 7,5%, e l'esigenza di ulteriori adeguamenti al ribasso dei prezzi degli immobili, hanno scoraggiato gli investitori
azionari e coloro che speravano in un veloce passaggio a una nuova fase di allentamento monetario. Ne ha di conseguenza risentito il sentiment sui mercati finanziari locali.

Inflazione e previsioni di crescita

La diversità di risultati in queste tre aree principali ha complicato i
trend dei mercati dei capitali globali. Queste correnti trasversali,
associate a periodici interventi delle banche centrali sui mercati del
credito, si sono tradotte in una continua volatilità, sia a livello
azionario che obbligazionario. Tale situazione ha portato al
persistere di una propensione al rischio altalenante sui mercati
finanziari – con giornate in cui la tendenza delle operazioni risultava
favorevole agli investimenti rischiosi o, al contrario, ad attività
considerate beni rifugio. È probabile che tale andamento continui
fino a quando non si chiariranno le tendenze del ciclo economico
nelle principali aree geografiche o economiche.
Considerando le principali valute, l'euro è riuscito a resistere rispetto al dollaro USA, allo yen giapponese e alla sterlina. Tuttavia, dopo un periodo forte in gennaio e febbraio, a marzo molte divise di paesi emergenti hanno registrato un indebolimento. Anche in questo caso, fino a quando il ciclo economico sottostante non sarà più chiaro, le oscillazioni valutarie continueranno con ogni probabilità a rispecchiare le preoccupazioni a breve termine piuttosto che fattori ciclici di lungo periodo.
A fronte della probabilità che i tassi applicati dalle banche centrali
nei paesi avanzati restino prossimi allo “zero bound” per un periodo
prolungato, ritengo che gli investitori continueranno ad andare alla
ricerca di rendimento. A mio avviso, tale situazione a sua volta farà
salire la valutazione dei titoli di qualità elevata in grado di generare
rendimenti sicuri e sostenibili rispetto ad asset che generano flussi di reddito più ridotti. Tra gli esempi di tali “asset di qualità” si possono ricordare le obbligazioni corporate e high yield nel settore del reddito fisso, azioni con elevati dividendi protetti da una crescita
costante degli utili e dotati di una solida copertura da performance
economiche sotto la pari, o fondi immobiliari che possono offrire
flussi stabili e sostenuti di ricavi da locazione.
Per quanto riguarda le materie prime, a parte il petrolio, favorito da
timori di instabilità geo-politica o addirittura di un conflitto in Iran e
nello Stretto di Hormuz, le altre materie prime, sia agricole che
industriali, restano vulnerabili alla possibilità di rallentamenti in Asia
ed Europa.

A presto Mauri

La sintesi proviene dallo studio di J.G. capo economista di Invesco A.M.

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