martedì 3 aprile 2012

     LA CRISI EUROPEA E PROSPETTIVE FUTURE



 
È finita la crisi europea?
 Molti  politici, ma anche uomini di mercato - hanno risposto affermativamente a questa domanda, dopo la ristrutturazione del debito greco. Ma poi operatori, esperti e analisti hanno cominciato a chiedersi chi sarebbe stato il prossimo Stato a ristrutturare: Portogallo, Irlanda...
E la Spagna ? Nella Penisola Iberica si concentra buona parte del problema perché, al contrario dell'Italia, è il settore privato a detenere il maggiore indebitamento: secondo Eurostat, alla fine del 2010 famiglie e imprese non finanziarie erano indebitate per il 227,3% del Pil spagnolo. Alcuni importanti economisti, sostengono addirittura che la mossa della Bce - con l'operazione di rifinanziamento delle banche Ltro - in realtà non ha comprato tempo ma, togliendo la pressione necessaria per accelerare il processo di riforme politiche e aggiustamenti economici, ha peggiorato le cose.
In parte concordo con questa diagnosi, in parte non la condivido.
Guardando a quello che è successo sui mercati finanziari giovedì scorso sembrerebbe avere ragione questa tesi. Lo sciopero generale spagnolo contro le riforme, i timori di un terzo pacchetto di aiuti per la Grecia che ha chiesto uno slittamento dei tempi per le privatizzazioni, le insicurezze relative a un efficace rafforzamento dei due fondi di stabilità europei - uniti a due aste di titoli di Stato in Spagna e Italia non eccessivamente positive e a dati peggiori delle aspettative sulla disoccupazione negli Usa - hanno portato a una riapertura degli spread spagnoli e italiani e a una seduta borsistica marcatamente negativa.
D'altra parte, se la Bce non fosse intervenuta probabilmente avremmo cominciato a subire il rischio di qualche rilevante fallimento bancario. Tutti sappiamo quali sono state le conseguenze dell'ultimo grande esempio - quello della Lehman - e i governanti del mondo, consapevoli di non potersi permettere di nuovo il rischio di un collasso economico e finanziario globale, avrebbero dovuto mettere insieme in fretta e furia una ennesima linea di difesa, peggiorando la loro già precaria credibilità e disastrando ulteriormente le finanze statali.
Dunque la soluzione di Draghi ha comprato tempo: ma tempo per fare cosa?
Le banche, esattamente come gli individui che vedono di nuovo i corsi delle loro azioni e obbligazioni salire, sono libere di scegliere tra due opzioni:
 1) possono gioire di questo artificioso miglioramento e magari "speculare" (le une) levereggiando con i prestiti all'1% su investimenti di rischio in grado potenzialmente di fargli guadagnare buoni risultati di breve termine e "spendere" (gli altri) in consumi o investire anche questi in attività di rischio. Oppure:
 2) possono (le une) usare questa liquidità per sistemare i bilanci riducendo gradualmente la leva (buona parte delle banche europee fino a poco tempo fa aveva ancora bilanci fortemente levereggiati) e ristrutturare il proprio business sulla base della richiesta di mercato e risparmiare (gli altri) riducendo magari il mutuo sulla casa e aumentare la propria competitività sul mercato del lavoro, preparandosi a tempi potenzialmente peggiori.
 Sul mercato si parla già di banche-zombie tenute in vita artificialmente.
Sono opzioni concrete che ogni impresa e ogni privato (che ne ha la possibilità) deve valutare per assumere una decisione consapevole.
Ciascuno di noi, personalmente, si confronta con queste scelte.
Da un lato, oltre alla predisposizione personale, credo che un atteggiamento di rigore eccessivo - risparmio bigotto e investimenti in liquidità, o a bassissimo rischio - sia controproducente per il singolo come per la collettività: chi ha soldi ritengo sia giusto che li spenda per non sottrarli dal ciclo di crescita, o che li investa in bond e azioni di imprese sane agevolandone la crescita.
Dall'altro lato non possiamo però dimenticare che la globalizzazione (nei processi produttivi, nei consumi, nell'informazione, e così via) procederà e che la competitività aumenterà ancora, mentre la sicurezza del posto di lavoro diminuirà.
Sarà un mondo sempre più complesso. Per tutti, che lo si voglia o no: un mondo nel quale, comunque, la meritocrazia, le capacità individuali e l'imprenditorialità troveranno più spazio che nel passato, perché comportamenti collettivamente fallimentari porteranno realmente al fallimento di imprese così come di Stati.
 Ciascuno può decidere se partecipare a questo processo, oppure esserne "vittima" inconsapevole.
 La mobilità di nuove forze lavoro aumenterà ulteriormente e nuove soluzioni a prezzi più competitivi continueranno a svilupparsi.
 In conclusione: per avere lo stesso posto di lavoro occorrerà impegnarsi di più o essere migliori e comunque la probabilità di perderlo aumenterà. Ridurre l'indebitamento familiare - cosa più frequente in Spagna e molto meno in Italia - e contrastare le speculazioni finanziarie sarà altrettanto importante.
Le banche sono chiamate a fare lo stesso ragionamento e quando scadranno gli extra finanziamenti della Bce si vedrà chi avrà fatto i compiti a casa e chi no.
Buona Giornata a presto
Mauri

3 commenti:

  1. Nel senso che emerge una grande competenza dietro ai tuoi articoli , continuero' a seguirti, alla prossima!

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