INVESTIMENTO E RISCHIO
Questa mia riflessione nasce da un recente incontro con un potenziale investitore, al quale dopo un breve colloquio ho chiesto informazioni sulle sue conoscenze, aspettative, e sulla sua esperienza accumulata in passato, visto che si parlava di importi considerevoli, ma soprattutto, poichè mi ha dato l'idea del dottor so tutto, che cosa l'avesse spinto a sedersi a parlare di finanza con il sottoscritto.
Dopo anni e anni di gestione finanziaria approssimata, o meglio facilitata negli anni 90 dall'alto rendimento dei titoli di stato, ed il successivo approccio, per ricavare rendimento adeguato alle "abitudini", come titoli corporate o titoli high yeld, per non parlare delle obbligazioni suborninate delle quali i più non ne conoscono neppure la struttura o la stessa esistenza, comprano in base al rendimento e basta; ho approcciato il concetto di rischio, distinguendo il "rischio sistemico" da quello "specifico" suscitando stupore e meraviglia, in quanto, secondo convinzioni che forse fanno parte di un altro mondo, un titolo obbligazionario è sicuro al 100%.
Alla presente allego una breve ma precisa descrizione dei due rischi, che ogni investitore dovrebbe tenere ben presente ogni qual volta approccia un investimento in relazione alle sue esigenze e soprattutto aspettative.
Nel perseguire qualsiasi politica di investimento, per prima cosa bisogna domandarsi quale livello di rischio si è disposti ad accettare.
Dovrebbe essere ben noto a tutti coloro i quali agiscono nei mercati finanziari, e non soltanto, che il concetto di rischio è un concetto del tutto ambivalente:
"quanto maggiore è il rischio positivo, tanto più elevato è quello negativo".
RISCHIO SPECIFICO&RISCHIO SISTEMICO
Esistono due diverse tipologie di rischio quando ci si accinge ad investire nei mercati mobiliari:
il rischio specifico, vale a dire quello che riguarda il singolo valore sul quale intendiamo investire, ed il rischio sistemico, cioè quello che rigiuarda un settore di mercato, ovvero tutto il mercato nel suo insieme.
In altre parole per valutare il rischio specifico basta seguire i criteri dell'analisi fondamentale del titolo, che comprende anche le previsioni degli esperti(sempre che ci azzecchino), unitamente all'analisi tecnica;
per quanto riguarda il rischio sistemico bisognerebbe essere degli esperti di macroeconomia e geopolitica per poter considerare il mercato nel suo complesso.
CONCLUDENDO
Un investimento del tutto privo di rischio non esiste, esistono invece delle strategie di investimento che possono aiutare l'investitore a gestire e bilanciare il rischio.
Purtroppo esistono ancora tante forse troppe persone sinceramente convinte che esistano investimenti sicuri.
Com'è noto i mercati vivono di incertezze e mutevoli speranze che causano una continua instabilità nei prezzi: semmai esistesse una formula magica capace di annullare tutte le incertezze, i mercati finanziari non avrebbereo più motivo di esistere.
Eppure noto come tante persone sono convinte di poter essere esentate dal sottoporsi a tale verità, continuando a pensare che esistano degli investimenti senza rischio, questo perchè o si credono più furbi degli altri, o perchè qualcuno, dietro lauto compenso, li illude di poter essere tali.
Ovviamente la risposta è scontata, è bastato un piccolo terremoto sul debito sovrano a far crollare il castello di sabbia, ma molti purtroppo non se ne sono ancora accorti.
A presto Mauri
mercoledì 28 marzo 2012
martedì 14 febbraio 2012
PICCOLA RIFLESSIONE PERSONALE
Carissimi amici,
.
Spesso sui mercati finanziari si ha la memoria corta...appena la "tormenta" sembra placare la sua furia gli investitori cadono in ansia da rimbalzo e si interrogano come mai la strategia del valore e della prudenza che tanto ha aiutato nei momenti di panico non resta così attraente come prima.
Spesso sui mercati finanziari si ha la memoria corta...appena la "tormenta" sembra placare la sua furia gli investitori cadono in ansia da rimbalzo e si interrogano come mai la strategia del valore e della prudenza che tanto ha aiutato nei momenti di panico non resta così attraente come prima.
La verità è che la strategia del valore resta coerente facendo, ancora e come sempre, il suo lavoro e cioè investendo con lungimiranza senza andare dietro al momento di rimbalzo o alle ricoperture short di un mese.
Non bisogna quindi avere la memoria corta, sono fermamente convinto che per avere un investimento profittevole sul ciclo economico occorrono anni, non mesi.
Disciplina, coerenza e metodo sono gli insegnamenti che grossi investitori ci trasmettono, come Warren Buffet, e talvolta è bene ricordare la sua frase:
"Il mercato si muove tra i due opposti stati d’animo della Paura e dell’Avidità: Bisogna aver paura quando tutti sono avidi ed essere avidi quando tutti hanno paura"
Credo che questo non bisogna dimenticarlo, a proposito un detto più comune recita: compra sul sangue e vendi quando la massaia entra in borsa.
Buona Giornata a presto
Mauri
giovedì 9 febbraio 2012
Nuovo Redditometro: Saremo Tutti Evasori-
Da giugno prenderà effettivamente il via il nuovo redditometro ideato dal governo Monti. COMPRENDERÀ cento voci, e come anticipato da Befera, direttore dell'Agenzia delle Entrate, servirà a comparare il reddito dichiarato con indicatori di spesa ritenuti significativi per far emergere eventuali discrepanze.
LE CENTO VOCI comprese vanno dall'abitazione ai mezzi di trasporto fino ad assicurazioni e contributi, comprese l'istruzione, la palestra, le attività sportive, la cura della persona e, ovviamente, gli immobili. Le cento voci sono nate dall'analisi dei dati di oltre 22 milioni di famiglie, pari a 50 milioni di persone differenziate anche in relazione al nucleo familiare e all'area territoriale di appartenenza.
PER QUEL CHE riguarda la casa, il Fisco terrà conto anche del personale di servizio, colf e collaboratori domestici. Non sfuggiranno gli arredi, gli elettrodomestici e le apparecchiature elettroniche. Per valutare se si è degli evasori l’ Agenzia terrà conto anche degli importi delle bollette di luce, gas, telefonia fissa e mobile.
IL SETTORE ISTRUZIONE, rappresenterà un vero e proprio nodo cruciale. Si andrà dagli asili nido fino ad ogni tipo di scuola, dalla secondaria, fino all’università ed ai master. Nel redditometro, inoltre, rientrano anche i corsi di lingue straniere, quelli universitari e di preparazione agli studi, così come i soggiorni-studio all'estero degli studenti e i canoni di locazione.
AL VAGLIO del fisco anche le propensioni sportive, quali iscrizioni a palestre, società ma anche circoli culturali. Rientreranno i giochi on-line, gli abbonamenti alle televisioni, i viaggi, i soggiorni negli alberghi e tutti i servizi riguardanti la cura della persona.
SARANNO naturalmente compresi, gli investimenti immobiliari e mobiliari netti, dai fabbricati ai terreni, dalle azioni alle obbligazioni, alle quote di partecipazione, ai fondi di investimento, ai buoni postali fino a ogni genere di prodotto finanziario.
E INTANTO EMERGE una nuova proposta choc contenuta nel pacchetto anticorruzione, premiare con denaro i delatori di chi non paga le tasse. Lo Stato quindi pagherà chi, restando assolutamente anonimo, denuncerà chi non paga le tasse. Il tutto mascherato dalla lotta all'evasione fiscale.
È TUTTO nella proposta contenuta nel pacchetto anticorruzione predisposto dalla commissione istituita dal ministro per la Funzione pubblica Patroni Griffi, che intende premiare con una somma fra il 15% e il 30% delle somme recuperate all’erario chi segnalerà, condotte illecite che portano un danno alle casse dello Stato.
POTREBBE ESSERE questa l'ultima spiaggia del governo Monti nella lotta all'evasione. Una cosa, questa, che ricorda tanto la Germania Est della Stasi, o gli Stati Uniti della caccia alle streghe comuniste del dopoguerra
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Il presente articolo fedelmente riportato è stato scritto da Carlo Vallotto.
A presto Mauri
mercoledì 25 gennaio 2012
Mercoledì 25 Gennaio 2012
Qualche mese fa, discutendo di finanza su facebook con alcuni amici/e, su quella che era la situazione economica dell’Europa e dell’Italia, dell’impatto della manovra finanziaria sul mercato, e soprattutto dell’altalena del fantomatico “spread”, dissi che solo l’uso di armi pesanti da parte della BCE poteva risolvere(o almeno dare una buona spallata) il problema. Armi che facevano parte del bagaglio della Banca Centrale, solo che il veto della Germania e Francia, non ne permettevano l’uso.
Oggi penso che con un po’ di buon senso e soprattutto con un po’ più di responsabilità, tutta la speculazione cui abbiamo assistito(perché di pura speculazione si è trattato a vantaggio di chi non spetta a me dirlo), e quella ancora in atto(anche se più contenuta), probabilmente avrebbe avuto effetti meno devastanti.
Leggete questo commento e vi renderete conto(parlavo di bazooka già 3 mesi fa).
La Banca Centrale Europea ha infine realizzato che non aveva altra scelta e a dicembre ha fatto fuoco con il suo bazooka. L’impatto è stato enorme. I rendimenti dei titoli di stato italiani a due anni si sono ridotti di oltre la metà rispetto al picco di 7.5% visto alla fine di novembre. Molti fondi hedge che scommettevano sulla svendita dei titioli di stato italiani hanno anch’essi cambiato la loro visione e guadagnato, o hanno liquidato le loro posizioni visto che il mercato era andato contro di loro.
Gli investitori di soldi reali sono tornati sul mercato dei titoli sovrani dell’eurozona dopo una lunga assenza. Proprio come i rendimenti delle obbligazioni bancarie italiane salivano in alto insieme di pari passo con i titoli di stato italiani, allo stesso modo sono anche precipitati, e quest’anno è stato possibile per le banche immettere obbligazioni sul mercato, anche se va notato che finora si è trattato solo di covered bond o obbligazioni senior.
Coloro che dubitano della sostenibilità delle politiche della BCE hanno del tutto ragione quando sostengono che gettare liquidità sulla crisi del debito non fa nulla per risolvere i problemi strutturali al centro dell’Eurozona. Anche se imbellettati, un titolo di stato zombie o un’obbligazione bancaria zombie, rimane comunque uno zombie. I problemi, potenzialmente al capolinea, della grande disparità nella competitività tra i vari stati (ovvero gli attuali squilibri di bilancio) sono ancora tutti da risolvere. Una possibile risposta sarebbe l’unione fiscale completa, in cui i Paesi dell’Europa del Nord dovrebbero farsi carico dei debito dei Paesi del Sud Europa, con questi ultimi che dovrebbero lasciar prendere le decisioni ai Paesi del Nord Europa, circostanza alquanto improbabile. Un’ipotesi alternativa, vedrebbe Germania e Paesi Bassi dover gestire un’inflazione a tassi più alti rispetto al resto d’Europa, e anche questo è improbabile. Come Milton Friedman ha dichiarato in breve nel 1999 “i vari Paesi dell’area Euro non costituiscono un mercato valutario naturale. Non sono un’area valutaria. C’è molto poca mobilità di persone tra I Paesi. Ci sono estesi controlli, regolamenti e regole, e quindi c’è bisogno di un meccanismo di ‘correzione’ di un qualche tipo per correggere crisi asincrone – e il tasso di cambio oscillante tra i vari Paesi gliene dava uno. Ora non hanno meccanismi correttivi”*.
Ma proprio perché la risposta politica della BCE non si è indirizzata ai problemi sottostanti, non significa che le conseguenze saranno di poco rilievo, anzi, è quasi il contrario. Sappiamo dal 2009 quanto possa essere potente l’impatto sui mercati quando le banche centrali dispiegano in pieno i loro bilanci. Alla luce di questo, il rally degli asset a reddito fisso più rischiosi che abbiamo visto di recente probabilmente deve ancora venire, e nelle ultime settimane ho acquistato per la prima volta anche titoli di stato italiani.
Il rovescio della medaglia è che i livelli di rendimento attuali dei titoli di stato “core” è una preoccupazione, e la duration sembra meno interessante. A maggio dello scorso anno, i rendimenti dei titoli di stato erano dell’1% più alti rispetto ad oggi, e le curve del rendimento molto più inclinate. In quel momento non pagava avere una duration corta. La situazione è un po’ cambiata da allora, presumibilmente per la crisi dell’Eurozona e forse anche per la Cina. Se l’Europa non è più in una spirale verso il basso - infatti gli importanti dati PMI dell’Eurozona rilasciati ieri suggeriscono che ci sia stato un rimbalzo nell’attività economica nel mese di gennaio - allora i titoli di stato sembrano davvero vulnerabili.
In conclusione, la situazione è temporaneamente migliorata per effetto della liquidità destinata all’acquisto di titoli di stato italiani e spagnoli, soprattutto in asta, che ne ha ridotto il rendimento e dato fiato alle banche per via degli asset abbondantemente falcidiati dalla crisi in atto. Non a caso i maggiori rimbalzi, come sovente avviene, sono stati registrati dal settore finanziario, la situazione della Grecia è sempre irrisolta ed i pericoli sono ancora dietro l’angolo.
A presto Mauri
sabato 21 gennaio 2012
Il governo Monti è nato per salvare l’Italia e con essa la moneta unica europea. L’Italia, “ventre molle” dell’Unione monetaria per la scarsa competitività della propria economia e per l’eccessivo peso del debito pubblico è infatti l’obiettivo numero uno della finanza anglosassone ormai da mesi.
Se crolla l’Italia crolla l’Euro e con esso le velleità franco-tedesche in merito all’introduzione della Tobin Tax, vista come una vera bestia nera sia da Wall Street che dalla City. Quella che si sta giocando a livello dell’economia mondiale è una guerra giocata a colpi di spread sulla pelle dei cittadini europei, e il governo Monti se da un lato ha bisogno dello spread e del pericolo default per far digerire alla inetta classe politica buona parte delle riforme che l’Italia avrebbe dovuto fare da 15 anni (liberalizzazioni, pensioni e mercato del lavoro) per avvicinare la produttività a quella tedesca, dall’altro lato rischia di non reggere la sfida proprio a causa della mancata discesa dello spread (Berlusconi ha già promesso a Bossi il voto a giugno?). Il governo Monti deve ottenere per forza un allentamento, meglio se parziale, della pressione dei mercati in tempi brevi. Questo lo può ottenere solo dalla Bce e solo con il consenso della Germania. Monti lo ha sicuramente spiegato alla Merkel nell’incontro di mercoledì scorso come lo ha spiegato all’establishment tedesco con una intervista a Die Welt.
La soluzione al problema dell’Euro, almeno nel breve periodo, c’è e si chiama prestatore di ultima istanza. Tutte le altre soluzioni sono inutili e dispendiose. Nessun fondo a capacità limitata (per quanto ampia) può salvare l’Euro. Solo un intervento a capacità infinita come quello della Bce può funzionare. I tedeschi si oppongono perché temono che ciò finisca per generare inflazione e perché temono che i Paesi in difficoltà finiscano per utilizzare l’aiuto della Bce in modo improprio evitando di ridurre i propri debiti pubblici.
Di qui la necessità di trovare un accordo che limiti l’intervento della Bce solo ai Paesi che perseguono politiche economiche e di bilancio virtuose. L’intervento della Bce non sarebbe inflazionistico in quanto non dovrebbe stampare quantità ingenti di moneta basterebbe “dichiarare l’intervento”, i mercati seguirebbero inevitabilmente.
Il problema è che i tedeschi nicchiano allungando e approfondendo la crisi sempre di più con il rischio che alla fine sfugga di mano definitivamente.
Di qui nasce l’esigenza di un piano B: cosa fa l’Italia se la situazione continua a peggiorare e i tedeschi non consentono l’utilizzo della Bce come prestatore di ultima istanza? Prosegue con nuove manovre finanziarie di austerità recessive distruggendo anche così ciò che rimane di buono dell’economia italiana?
Il governo dovrebbe avere un piano B. Un piano B che dovrebbe passare attraverso l’uscita dall’Euro, il default e la nazionalizzazione delle banche.
E’ possibile? Altri Stati sovrani lo hanno fatto in passato e l’Italia ha già un avanzo primario. Non dovrebbe fare gravi tagli di bilancio una volta che non dovesse più pagare capitale e interessi del debito pubblico. Quali sarebbero le conseguenze? Sicuramente la fine dell’Euro e forse dopo poco della Comunità Europea. Avrebbe effetti altamente distruttivi sull‘economia mondiale. Potrebbe iniziare da qui un percorso verso il ritorno alle sovranità nazionali e alla fine del processo di globalizzazione economica? Sicuramente l’Italia avrebbe molte ricadute negative ma il danno per la Germania potrebbe essere comparativamente superiore. Si ritroverebbe con la propria economia fortemente orientata alle esportazioni condizionata da un Marco sopravvalutato ed in un ambiente politico internazionale protezionista. L’Italia un gigantesco kamikaze economico? Monti dovrebbe pensarci ed utilizzare tutto il potenziale di ricatto che questo comporta proprio per salvare l‘Euro e l‘Europa. Prima che questo potere cada nelle mani di qualche sciagurato.
Un abbraccio a presto Mauri
giovedì 19 gennaio 2012
Continua la strategia di demolizione dell’euro e dell’Ue
Dopo il declassamento dell’Italia, della Francia e di altri 7 paesi dell’Unione europea, l’agenzia di rating americana Standard & Poor’s ha tolto la tripla A anche all’Esfs, il fondo salva stati.
Finalmente si sono levate voci di denuncia anche da parte di chi non è sospettabile di essere un fautore facinoroso della teoria del complotto. Il commissario per gli Affari Economici Europei, Olli Rehn, ha qualificato la S&P come un ” soggetto con i suoi interessi economici” che opera in linea con il capitalismo finanziario Usa e di Wall Street. Mario Monti si è sentito obbligato a parlare di un “attacco all’euro” e Mario Draghi per la prima volta ha detto di non dare troppo peso alle valutazioni delle “tre sorelle”.
Come è ormai noto le tre agenzie di rating, in particolare la dominante S&P, sia prima della crisi del 2008 che dopo, sono state responsabili di aver agevolato l’inondazione dei mercati di titoli tossici e di derivati altamente speculativi. Davano a tutti, dietro pagamento, la pagella con la tripla A.
Il commissario Rehn ha anche detto che “qualcuno ha fatto soldi dalla destabilizzazione” prodotta dall’abbassamento del rating. Sembra infatti che sia partita una speculazione al ribasso contro l’euro.
Ma la vera questione è: perchè un attacco all’euro così concentrato e forte?
Non basta il solito richiamo alla legge del mercato dove il “business è sempre business” e dove si fanno soldi su qualsiasi cosa si muova senza rispetto per nessuno. Quindi neanche per l’euro e per i debiti sovrani europei che continueranno ad essere sottoposti ad attacchi fintanto che non raggiungeranno una “posizione di equilibrio” accettata dai mercati.
Non basta nemmeno parlare di concorrenza tra cugini, in cui gli Stati Uniti ed il dollaro si sarebbero sentiti minacciati dall’emergere dell’Unione europea e di una moneta forte come l’euro che potrebbero sfidarli e rimpiazzarli sui mercati commerciali e finanziari internazionali.
In verità l’euro, proprio per le intrinseche debolezze sia strutturali che politiche, non ha mai posto un tale problema. Purtroppo l’Ue è ancora un cantiere in costruzione che ha bisogno di tempi lunghi e di stabilità interna ed internazionale per superare tutti gli ostacoli economici, politici e culturali che si frappongono ad una vera governance unitaria
Le lentezze e le debolezze del processo europeo possono giustificare soltanto gli attacchi degli “sciacalli della finanza” che speculano ai margini del sistema, non l’attuale strategia di annientamento dell’euro.
Secondo me nessuna semplicistica spiegazione è accettabile. Occorre guardare ai grandi processi di globalizzazione, al ruolo dei nuovi potenti attori economici e politici, agli effetti della caduta del muro di Berlino e alla conseguente crisi del sistema unipolare del dollaro per meglio capire i processi in corso.
E’ emersa una nuova ed inarrestabile domanda di riforme monetarie, economiche e commerciali capaci di dare risposte adeguate ad un mondo politico multi polare. Oltre all’Unione Europea, stanno scrivendo le pagine della storia i Paesi del Brics e altre coalizioni regionali di Paesi emergenti.
Non solo per un giusto affrancamento politico e per una nuova indipendenza economica, ma questi nuovi soggetti ritengono che sia arrivato il momento di pensare ad un rinnovato sistema monetario ed economico internazionale dove tutti abbiano un peso e una reale capacità di decisione.
E’ di pochi giorni fa la notizia che i governi cinese e giapponese hanno firmato un accordo che prevede che i loro commerci avverranno in yuan e in yen e non più in dollari.
Molti ormai chiedono un paniere di monete che, oltre al dollaro, all’euro e allo yen comprenda anche le valute della Cina, dell’India, della Russia, del Brasile e di altri Paesi, oltre all’oro.
E’ un processo non lineare e nemmeno privo di rischi geopolitici. Il sistema del dollaro, che ha dominato l’intera finanza mondiale, sa di dover perdere privilegi e rendite. Sa che le grandi bolle finanziarie, come quelle dei derivati Otc, non potranno avere spazio in un simile sistema.
Nella costruzione del nuovo paniere di monete l’euro ha un oggettivo peso sia economico che politico. L’Unione europea è la prima economia industriale del pianeta e come polo tecnologico è centrale. La sua stabilità può svolgere il ruolo di catalizzatore per le altre economie emergenti. Se venissero meno l’Europa e l’euro, il lavoro per il nuovo sistema monetario verrebbe bloccato. La Cina e gli altri paesi del Brics sono in forte crescita ma, secondo noi, non hanno ancora da soli la capacità di determinare simili cambiamenti sistemici.
Inoltre l’Ue e l’euro potrebbero essere attori centrali nella costruzione del contenente euroasiatico che sarà attraversato e unito da moderne “vie della seta”. Si tratta di nuovi scenari di sviluppo non solo dell’economia ma soprattutto per la pace mondiale. I sostenitori di una geopolitica di vecchio stampo britannico li hanno sempre osteggiati perché vedono l’Eurasia in contrapposizione all’America e ritengono che l’eventuale sgretolamento dell’euro servirebbe a fermare tali processi.
Ritengo che l’Europa debba rendersi consapevole di queste evoluzioni e affrontare i suoi problemi anche nell’ottica delle grandi sfide globali. Così facendo può trovare nei paesi del Brics alleati strategici e non cercare in loro soltanto dei possibili compratori di titoli di debito pubblico.
Bisogna convincersi che il “tavolo da gioco” è oggettivamente più grande di quello angloamericano! E quindi, credo che sia ormai giunto il momento di cominciare a limitare lo strapotere economico/finanziario che fino ad oggi è sempre e solo stato nelle mani di pochi, che in modo o nell’altro, con errori macroscopici o con strategie da thriller, hanno generato e governato il business mondiale pre/dopo globalizzazione.
Un abbraccio a presto Mauri
Euro più che un errore, una vera follia"
Certo che lo sanno. E' un classico della teoria dei giochi, tipo il dilemma del prigioniero.
Tutti sanno che la cooperazione sarebbe la soluzione più vantaggiosa per tutti, ma tutti temono che gli altri non rispettino gli impegni per trarre un maggiore vantaggio per se a danno degli altri.
Tutti sanno che la soluzione BCE risolverebbe il problema nell'immediato, come tutti sapevano che coinvolgere i privati nella ristrutturazione del debito greco avrebbe comportato costi maggiori rispetto a un suo salvataggio.
Pero', c'è un pero'.
Nel medio termine i processi di aggiustamento, ristrutturazione delle economie dei paesi periferici, nonché di riduzione del deficit e del debito, sono ineludibili.
E qui sta il problema.
I paesi della tripla A temono, probabilmente a ragione, che i paesi periferici facciano la politica del “passata la festa gabbato lu santu”.
E, quindi, di ritrovarsi di qui a qualche anno con un problema ancora maggiore.
In questo momento non esiste nessuno strumento per costringere uno stato sovrano a procedere ai necessari aggiustamenti delle proprie economie.
Quindi chi garantisce i tedeschi che una volta salvata l'Italia, con l'intervento della BCE, questa non ricominci ad accumulare deficit e debito?
Ecco allora il tentativo di riscrivere i Trattati per introdurre meccanismi coercitivi, nonché il coinvolgimento dei privati nella ristrutturazione del debito greco, entrambe cose fortemente volute dai tedeschi.
Al fine di chiarire a tutti che la Germania non e' disposta a pagare per le politiche fiscali scellerate degli altri.
In pratica non si interviene perché nessuno si fida degli altri.
Il che dimostra che l'euro e' stato più che un errore, una follia.
Certo che lo sanno. E' un classico della teoria dei giochi, tipo il dilemma del prigioniero.
Tutti sanno che la cooperazione sarebbe la soluzione più vantaggiosa per tutti, ma tutti temono che gli altri non rispettino gli impegni per trarre un maggiore vantaggio per se a danno degli altri.
Tutti sanno che la soluzione BCE risolverebbe il problema nell'immediato, come tutti sapevano che coinvolgere i privati nella ristrutturazione del debito greco avrebbe comportato costi maggiori rispetto a un suo salvataggio.
Pero', c'è un pero'.
Nel medio termine i processi di aggiustamento, ristrutturazione delle economie dei paesi periferici, nonché di riduzione del deficit e del debito, sono ineludibili.
E qui sta il problema.
I paesi della tripla A temono, probabilmente a ragione, che i paesi periferici facciano la politica del “passata la festa gabbato lu santu”.
E, quindi, di ritrovarsi di qui a qualche anno con un problema ancora maggiore.
In questo momento non esiste nessuno strumento per costringere uno stato sovrano a procedere ai necessari aggiustamenti delle proprie economie.
Quindi chi garantisce i tedeschi che una volta salvata l'Italia, con l'intervento della BCE, questa non ricominci ad accumulare deficit e debito?
Ecco allora il tentativo di riscrivere i Trattati per introdurre meccanismi coercitivi, nonché il coinvolgimento dei privati nella ristrutturazione del debito greco, entrambe cose fortemente volute dai tedeschi.
Al fine di chiarire a tutti che la Germania non e' disposta a pagare per le politiche fiscali scellerate degli altri.
In pratica non si interviene perché nessuno si fida degli altri.
Il che dimostra che l'euro e' stato più che un errore, una follia.
A presto Mauri
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