Con riferimento alle principali economie mondiali, secondo le stime del Fondo monetario internazionale (Fmi) il peso del deficit sul Pil dei Paesi industrializzati e l'indebitamento dei Governi sono destinati a salire vertiginosamente nei prossimi anni (dal 78% al 118%): il motivo principale è da ricercarsi non tanto negli immensi programmi di aiuto alle banche e di supporto alla congiuntura, bensì nel crollo del gettito fiscale e nell'aumento della spesa pubblica, necessaria per supportare le misure anti-recessive quali, primi fra tutti, i sussidi alla disoccupazione. Oltre a questo, gli Stati dovranno anche introdurre nuovi ammortizzatori sociali per una popolazione che invecchia sempre più.
Ogni tanto fa bene allargare la prospettiva ed esaminare la situazione con il grandangolo....la situazione appare preoccupante! Non solo il debito dei Paesi è già sostanzialmente salito (negli Stati Uniti il debito ad agosto ha sforato il 100% ), ma gli attuali livelli non tengono conto delle misure di sostegno per le banche e per rianimare la congiuntura. Misure ancora da realizzare e che oggi più di due anni fa appaiono di importanza vitale. Tuttavia la gravità del contesto può essere letta anche in chiave ottimistica: Nella situazione in cui siamo, forse solo la presenza imminente di un'immane catastrofe finanziaria potrebbe spingere governanti e governati ai passi radicali di riforma di cui necessita il nostro Vecchio Continente. Questa valutazione, che scrissi nell'aprile dell'anno scorso, è ancora assolutamente attuale.
Con
Tuttavia nel fine settimana qualcosa è cambiato e ora Angela Merkel, secondo fonti a lei vicine, pare più incline a valutare quel progetto di unione politica e fiscale europea di cui si parla (gli "Stati Uniti d'Europa" di cui scrivevo qualche tempo fa). Il tema viene portato avanti con tante prospettive quanti sono gli interlocutori (di rilievo).
Una seconda variante dello scenario considera l'incapacità politica tedesca, ma non solo - di arrivare in tempi brevi a un accordo di unione fiscale e di conseguenza favorisce un'azione portata avanti dalla Banca centrale europea. Questo intervento verterebbe in prima istanza su una "denazionalizzazione" di fatto delle principali banche europee, che verrebbero sottratte alla "giurisdizione" quantomeno finanziaria dei vari Stati per essere direttamente controllate dalla Bce. Questo implicherebbe la disponibilità di un rafforzato fondo di ricapitalizzazione e di un fondo di garanzia gestito insieme a organismi di supervisione centrali.
Qualsiasi variante si valuti, comunque, sarà impossibile farla passare senza il benestare dei tedeschi. Ragione per cui, si fanno sempre più maturi i tempi per svelare il bluff (28 novembre 2011, Il bluff della Germania) della secessione e per mettere in tavola le carte con cui verrà negoziato il nuovo equilibrio politico europeo.
Ma una cosa è sicura: wir werden alle ein bisschen mehr Deutsch sprechen! (parleremo tutti un po più in tedesco!).
A presto Mauri
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